Ott 30

Due anelli attorno a una nana bianca: le tracce di un sistema planetario sopravvissuto

Rappresentazione artistica dei due anelli attorno alla nana bianca J1328−1450 — ESO/L. Calçada

Gli spettri della stella J1328−1450 rivelano due regioni distinte di gas. A mantenerle attive potrebbero essere due corpi rocciosi rimasti integri dopo la trasformazione della stella.

La fine della vita di una stella non cancella necessariamente ogni traccia dei suoi pianeti. Attorno alla nana bianca J1328−1450, a circa 1.600 anni luce dalla Terra, gli astronomi hanno ricostruito una struttura insolita: due anelli concentrici di gas, immersi in un disco di polveri. La ricerca è guidata da Nicola Pietro Gentile Fusillo, dell’Università di Trieste e associato INAF.

Rappresentazione artistica del sistema attorno alla nana bianca J1328−1450
Rappresentazione artistica del materiale attorno alla nana bianca J1328−1450. I corpi solidi raffigurati illustrano l’ipotesi proposta dagli autori: non sono oggetti fotografati direttamente. Crediti: ESO/L. Calçada, CC BY 4.0.

La scoperta arriva dalla luce scomposta dallo spettrografo X-shooter del Very Large Telescope dell’ESO. Alcune righe di emissione presentano quattro picchi: una firma spiegabile con due anelli che ruotano a velocità differenti. Il loro profilo è rimasto stabile nelle osservazioni fra il 2021 e il 2023.

Anche la chimica distingue le due regioni: quella esterna contiene molto meno magnesio rispetto al calcio. Il materiale potrebbe provenire da corpi diversi oppure da strati differenti di un corpo originario, come crosta e mantello.

Secondo gli autori, due planetesimi potrebbero produrre il gas interagendo con la polvere. Non sono stati osservati direttamente, e le loro dimensioni restano vincolate dai modelli. Inoltre, la separazione riguarda il gas: non dimostra che fra gli anelli manchi anche la polvere. Il sistema offre così un laboratorio per studiare ciò che resta dei mondi dopo l’evoluzione della loro stella.

Fonti: A double debris disc around a white dwarf sculpted by two planetary bodies, Nature Astronomy, 26 ottobre 2026; ESO, 27 ottobre 2026; Università di Trieste; Media INAF.

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