Swift rientra sulla Terra: l’eredità del telescopio che inseguiva i lampi gamma
Per capire che cosa rendeva speciale Swift, bastano undici fotoni. Nel maggio 2005, un lampo gamma durò circa 40 millisecondi. Poco più di un minuto dopo, il telescopio a raggi X del satellite stava già osservando quella regione di cielo. Quegli undici fotoni permisero di individuare il primo bagliore residuo in raggi X di un lampo gamma breve. La posizione era compatibile con l’ipotesi della fusione di due oggetti compatti, senza dimostrare da sola quale fosse la sorgente.

Swift era stato costruito per sfruttare proprio quel breve intervallo. Uno strumento sorvegliava un’ampia porzione di cielo; una volta rilevato il lampo, il satellite ruotava autonomamente per puntare i telescopi a raggi X e nell’ultravioletto e nel visibile. L’allerta consentiva anche agli osservatori a Terra di seguire l’evento mentre era ancora rilevabile.
L’ultima osservazione risale al 20 ottobre. L’attrito con l’atmosfera residua aveva abbassato l’orbita, e il veicolo robotico LINK, inviato per rialzarla, aveva avuto problemi di orientamento: la manovra non fu tentata. Swift è rientrato il 4 novembre alle 13:39, ora italiana, sopra Sumatra settentrionale, in Indonesia. La NASA prevedeva che gran parte del satellite bruciasse, ma non esclude che alcuni componenti siano sopravvissuti. I dati della missione restano accessibili nell’archivio pubblico.



